La lobby dei colpi di frusta e la tabella unica

Colpo-di-frusta-2-e1436636474259

(di Federica Pezzatti – Plus24)

Compagnie assicurative e le otto associazioni di consumatori che aderiscono al Forum Ania Consumatori concordano sull’importanza dell’introduzione dell’articolo 7 del Ddl Concorrenza, che definisce in maniera omnicomprensiva il danno non patrimoniale, uniformando a livello nazionale la valutazione economica del danno alla persona coinvolta in incidenti stradali. Non è cosa da poco: l’impatto economico delle nuove norme ancora in discussione, sui premi assicurativi dipenderà dall’approvazione delle tabelle di quantificazione del danno biologico (compreso tra 10 e 100 punti di invalidità) la cui definizione è rimessa a un Decreto del Presidente della Repubblica. Secondo le imprese e i consumatori (Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Codacons, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori) il provvedimento garantirebbe certezza e uniformità valutativa e magari anche una riduzione delle tariffe Rc Auto.

Ma di questo non c’è certezza (visto che abbiamo ancora l’Rc Auto più cara in Europa, nonostante i risparmi sui colpi di frusta). A questo proposito dopo l’introduzione dell’articolo 32 della Legge 27/2012 sulle micropermanenti, che prevede il pagamento della lesione solo in caso di accertamento strumentale, i risarcimenti per i famosi colpi di frusta, patologia tutta italiana fino a qualche anno fa, si sono ridotti notevolmente (in alcune provincie come Napoli anche del 70% in un anno). Ma ancora oggi il numero dei sinistri con lesioni lievissime (fino al 3% di invalidità) è intorno ai 310mila l’anno. Nel 2014, circa due terzi del costo dei risarcimenti Rc Auto, pari a 7,5 miliardi euro, sono relativi a danni alla persona. Di essi ben 2,5 miliardi euro sono per lesioni fino al 9% (lieve entità) e 5 miliardi euro per lesioni gravi e per danni mortali. La soluzione legislativa allo studio per questi ultimi, con l’utilizzo di tabelle fissate per legge (di fatto ora si usa quasi ovunque la tabella del Tribunale di Milano) non trova d’accordo le associazioni e i rappresentanti degli avvocati e degli esperti di infortunistica stradale, già contrari in passato alla legge sulle micropermanenti. Contrati anche i rappresentanti delle vittime della strada.

Annunci

Incidenti stradali e responsabilità: la colpa dell’uno non giustifica l’altro

incidente_auto1_200    RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO

Risarcimento del danno a seguito di sinistro stradale: il concorso di colpa scatta tutte le volte in cui la parte che ha rispettato le regole del codice non dimostri di aver fatto di tutto per evitare l’urto.

Nei sinistri stradali la responsabilità dell’urto non è sempre così facile da accertare: questo perché non basta verificare se uno dei due abbia colpa, ma è anche necessario accertarsi che l’altro abbia fatto di tutto per impedire l’incidente.

Insomma, ad entrambi gli automobilisti è richiesto di dimostrare una condotta prudente; diversamente scatta il concorso di colpa.

Lo ha ricordato la Cassazione in una recente sentenza [1].

La colpa di un conducente non esonera l’altro dal fornire la prova, in una eventuale causa, di aver tenuto una condotta di guida corretta. Quest’ultimo, in particolare, deve dimostrare:

– non solo di essersi uniformato alle norme del codice della strada e, più in generale, di aver tenuto una condotta di guida prudente,

– ma anche che, nonostante il rispetto di tali regole, per lui è stato impossibile evitare il sinistro.

Per esempio, in presenza di tracce di frenata particolarmente “lunghe” fornire una tale dimostrazione potrebbe essere più complicato.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 14 aprile – 26 giugno 2015, n. 13216
Presidente Segreto – Relatore D’Amico

Svolgimento del processo

M.C. convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Roma, A. e M.L. nonché le compagnie Zurigo e Assitalia chiedendo la condanna dei L. e della Zurigo, in solido, al risarcimento dei danni subiti a seguito del sinistro verificatosi in Roma il 2 novembre 1999 quando, mentre era alla guida del suo motociclo Suzuki (assicurato dall’Assitalia), impegnava, con luce semaforica verde, l’incrocio tra via Appio Claudio e via Appia, venendo a collisione con la vettura, guidata da A. L., di proprietà dì M.L. ed assicurata dalla Zurigo, transitante con il “rosso”. Dall’urto erano derivate al C. lesioni personali gravissime.
Il Tribunale dichiarò che il sinistro de quo si era verificato per colpa esclusiva di A. L. e, per l’effetto, condannò in solido A. e M.L. e la Zurigo al pagamento della somma di £ 609.300,00, oltre accessori, al valore attuale della moneta, a titolo di risarcimento del danno subito da M.C..
Avverso tale decisione propose appello la Zurich Insurance Company lamentando l’errata valutazione delle prove, non avendo il Tribunale tenuto in considerazione quanto accertato dai vigili urbani sulla ricostruzione della dinamica del sinistro.
La Corte d’appello, in riforma dell’impugnata sentenza, ha accolto l’appello e per l’effetto, ha condannato M.C. alla restituzione, in favore dell’appellante, dell’importo di £ 722.998,23, con gli interessi legali dal 14 febbraio 2006 al soddisfo.
Ha respinto l’appello incidentale del C. ed ha condannato quest’ultimo alle spese del doppio grado del giudizio.
Propone ricorso per cassazione M.C. con sei motivi.
Resiste con controricorso la Zurich Insurance Public Limited Company (già Zurich Insurance Company S.A.).
Le parti hanno presentato memorie.

Motivi della decisione

Con il primo motivo M.C. lamenta «violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c. comma 1 e 3 (art. 360 n. 3 c.p.c.). Omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 nr. 5 c.p.c.).»
Sostiene il ricorrente che la Corte d’appello ha violato e falsamente applicato sia il primo che il secondo comma dell’art. 2054 c.c. In particolare, il primo comma perché il L. non ha provato di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno; il secondo comma perché questa disposizione pone la presunzione, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia parimenti concorso a produrre il danno. Agli atti di causa non vi è prova che il L. abbia attraversato il semaforo con luce verde e non vi è alcun testimone che abbia attestato tale circostanza. L’attraversamento dell’incrocio da parte del L. con luce verde o rossa è circostanza decisiva, per il ricorrente, ai fini dell’accertamento della responsabilità dell’incidente o, quantomeno, per il superamento della presunzione di colpa a carico dello stesso L..
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia «omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. La luce segnalata dal semaforo al momento dell’attraversamento dell’incrocio da parte dei L.
(art. 360 nr. 5 c.p.c.).»
Ad avviso del C. la Corte d’appello ha del tutto trascurato la dichiarazione del teste V. secondo il quale la luce del semaforo, nella direzione L., era rossa.
Con il terzo motivo si denuncia «violazione e falsa applicazione degli art. 2054 c.c. e artt. 141 e 142 cds (art. 360 nr. 3 c.p.c.). Omessa , insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 nr. 5 c.p.c.).»
Sostiene il ricorrente che la Corte d’appello ha falsamente applicato l’art. 142 C.d.s. laddove ha ritenuto sussistente un limite di velocità superiore a 50 Kmh perché si trattava di una strada a scorrimento veloce, omettendo di accertare se detto limite superiore fosse segnalato come previsto dalla legge.
Ritiene comunque il C. che la Corte d’appello ha del tutto omesso di applicare l’art. 141, comma 30, C.d.s. che impone al conducente di regolare la velocità nelle intersezioni e, in ogni caso, di regolarla avuto riguardo alle caratteristiche, alle condizioni della strada e del traffico e di ogni circostanza di qualsiasi altra natura. Se la Corte avesse correttamente applicato gli artt. 141 e 142 del suddetto codice non avrebbe che potuto rilevare la violazione degli stessi ed il concorso di colpa del L. nell’incidente.
Con il quarto motivo si denuncia «contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Lo stato dell’impianto semaforico su via Appio Claudio al momento dell’attraversamento dell’incrocio da parte del C. (art. 360 nr. 5 c.p.c.). Violazione e falsa applicazione degli artt. 2697, 2700 c.c. e115 e 116 c.p.c. in relazione al valore probatorio della missiva della STA (art. 360 n. 3 e 5).»
Sostiene il ricorrente che la Corte d’appello ha travisato il contenuto degli elementi di prova a sua disposizione che proverebbero che il semaforo era spento.
Nel rapporto dei vigili urbani questi ultimi affermano che al momento del loro intervento il semaforo era spento, ma tale intervento-è stato effettuato circa un’ora dopo il sinistro. Gli stessi vigili affermano comunque di non aver assistito al fatto e di essere arrivati quando le ambulanze avevano già trasportato i conducenti all’ospedale.
Sempre ad avviso del ricorrente la Corte d’appello ha inoltre ritenuto inattendibili le testimonianze di C. e R. ed ha travisato dette testimonianze.
Con il quinto motivo si denuncia «insufficiente, illogica e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. La dichiarazione testimoniale del C. (art. 360 nr. 5 c.p.c.).»
Sostiene il ricorrente che la Corte d’appello ha errato per aver ritenuto il teste C. inattendibile con una motivazione del tutto illogica e contraddittoria e sulla base di mere congetture, secondo le quali ha ritenuto non verosimili alcune circostanze riferite; e ciò senza rilevare alcuna evidente contraddizione fra quanto dichiarato dal C. e quanto con certezza accertato in giudizio.
I cinque precedenti motivi si possono suddividere in due gruppi.
Con il primo gruppo di censure il ricorrente sostiene che non sussiste una sua responsabilità perché egli non impegnò l’incrocio con luce rossa e perché svoltò a destra, essendo tale svolta consentita.
Sul punto la corte d’appello, con motivazione corretta, ha rilevato che dal rapporto dei vigili urbani e dalla dichiarazione resa dalla S.T.A., nonché dalla deposizione della teste Drisaldi, presente in loco e sentita immediatamente dai V. U. , emerge che il semaforo dell’attore era spento e che non era consentita la manovra di attraversamento, ma solo quella di svolta a destra. Vi è quindi la responsabilità         dell’attore nella produzione dell’evento. Trattasi comunque di valutazioni di merito non censurabili in questa sede.
Infatti, come costantemente affermato da questa Corte, in tema di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l’apprezzamento del giudice del merito in ordine alla ricostruzione delle modalità di un incidente e al comportamento
delle persone alla guida dei veicoli in esso coinvolti si concreta in un giudizio di mero fatto che resta insindacabile in sede di legittimità, quando sia adeguatamente motivato e immune da vizi logici e da errori giuridici (Cass. 2 marzo 2004, n. 4186; Cass. 25 febbraio 2004, n. 3803; Cass. 30 gennaio 2004, n. 1758; Cass. 5
aprile 2003, n. 5375).
Quindi tali censure attinenti alla responsabilità dell’attore nella produzione dell’evento, vanno rigettate.
Il secondo gruppo di censure attiene alla violazione dell’art. 2054 c.c. ed al vizio di motivazione sulla presunzione di concorso di colpa a carico del convenuto ~rá&>`.,r nella produzione dell’evento.
Tali censure vanno accolte.
In tema di responsabilità derivante da circolazione stradale, nel caso di scontro tra veicoli, ove il giudice abbia accertato la colpa di uno dei conducenti, non può, per ciò solo, ritenere superata la presunzione posta a carico anche dell’altro dall’art. 2054, secondo comma, c.c., ma è tenuto a verificare in concreto se quest’ultimo abbia o meno tenuto una condotta di guida corretta (Cass., 4 novembre 2014, n. 23431; Cass., 16 maggio 2008, n. 12444).
Nella fattispecie la Corte d’appello si è limitata a rilevare che non può ritenersi che il conducente tenesse una velocità eccessiva, non rilevata dai V.U. Sennonché, come correttamente rilevato dal ricorrente non risulta quale fosse la velocità massima in quel tratto di strada, e solo all’esito di tale dato può affermarsi se le tracce di frenata fossero compatibili. Inoltre non risulta se il L. al momento dell’attraversamento avesse il suo semaforo che segnalasse il verde, né se egli avesse fatto tutto il possibile per evitare l’incidente, tentando anche una manovra di emergenza.
Nel caso di scontro tra veicoli, l’accertamento in concreto di responsabilità di uno dei conducenti non comporta il superamento della presunzione di colpa concorrente sancito dall’art. 2054 c.c., essendo a tal fine necessario accertare in pari tempo che l’altro conducente si sia pienamente uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza ed abbia fatto tutto il possibile per evitare l’incidente. Conseguentemente, l’infrazione, anche grave, come l’invasione dell’altra corsia commessa da uno dei conducenti non dispensa il giudice dal verificare anche il comportamento dell’altro conducente al fine di stabilire se, in rapporto alla situazione di fatto accertata, sussista un concorso di colpa nella determinazione dell’evento dannoso (Cass., 14 febbraio 2006, n. 3193; Cass., 15 gennaio 2003, n. 477; Cass, 5 maggio 2000, n 5671; Cass., 18 dicembre 1998, n. 12692).
In tema di scontro fra veicoli, l’accertamento in concreto della colpa di uno dei conducenti non comporta, di per sé, il superamento della presunzione di colpa concorrente dell’altro, all’uopo occorrendo che quest’ultimo fornisca la prova liberatoria, ovvero la dimostrazione di essersi uniformato alle norme sulla circolazione e a quelle della comune prudenza, e di essere stato messo in condizioni di non potere fare alcunché per evitare il sinistro. (Nella specie la S.C. ha ritenuto censurabile la sentenza di merito perché non aveva accertato se l’autovettura procedesse a una velocità non superiore a quella massima vigente all’epoca del sinistro e se le condizioni ambientali non richiedessero una velocità inferiore) (Cass., 11 dicembre 2003, n. 477; Cass., 3 novembre 2004, n. 21056).
Con il sesto motivo si denuncia «violazione e falsa applicazione degli art. 92 e 112 c.p.c. (art. 360 nr. 3 c.p.c.), illogica, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. La condanna al pagamento delle spese di lite nei confronti del proprio assicuratore (art. 360 nr. 5 c.p.c.).»
Sostiene il ricorrente che la Corte d’appello, nel riformare la sentenza di primo grado e dichiarare infondata la sua domanda di risarcimento danni, lo ha condannato alla rifusione delle spese di lite del primo e secondo grado, anche nei confronti del proprio assicuratore Assitalia – Le Assicurazioni d’Italia.
A suo avviso la suddetta Corte ha violato l’art. 92 c.p.c. perché non poteva ritenere che vi era stata una sua soccombenza nei confronti dell’Assitalia. La partecipazione al giudizio dell’Assitalia è stata causata dalla proposizione, prima, di un autonomo giudizio da parte del L., dinanzi al Giudice di Pace di Roma, ai fini del risarcimento del danno all’autovettura e poi, a seguito della pronuncia di incompetenza per valore, derivata dalla proposizione di domanda riconvenzionale proposta in quel giudizio dal C., e successivamente, a seguito della riassunzione della causa dinanzi al Tribunale, dalla riproposizione in detta sede della medesima domanda in forma di riconvenzionale.
L’Assitalia quindi, assicuratrice del veicolo condotto dal C., non è stata chiamata in causa su istanza di questi e non è stata chiamata in garanzia. Pertanto non vi è stata una sua soccombenza.
Il motivo è fondato.
Infatti l’Assitalia, quale assicuratrice del C., è stata convenuta in giudizio dal L., per il risarcimento del danno che questi assumeva aver subito dall’incidente stradale causato dal C.. Il rapporto processuale si è quindi instaurato tra Il L. e l’Assitalia e non tra questa ed il C. (che non ha proposto alcuna domanda nei confronti dell’Assitalia neppure in garanzia). Tale rapporto processuale, attinente alla domanda risarcitoria del L., si è concluso con il rigetto della stessa da parte del tribunale, con la statuizione di compensazione delle spese sostenute dall’Assitalia. Questa statuizione relativa alla domanda risarcitoria del L. e, consequenzialmente, sulle spese sostenute dalla convenuta Assitalia non è stata impugnata da alcuno, neppure da Assitalia limitatamente alle spese. In conseguenza sul punto si è formato il giudicato, per cui nessuna statuizione poteva essere emessa dalla Corte di appello, quanto alle spese sostenute dall’Assitalia.
Per l’effetto va cassata senza rinvio, l’impugnata sentenza limitatamente alla statuizione sulle spese in favore di Assitalia ed a carico di C., quanto alle spese di primo grado.
In conclusione, devono essere accolti i motivi attinenti alla violazione dell’art. 2054, 2° comma, c.c. ed al vizio di motivazione sulla presunzione di concorso di colpa nei termini di cui in motivazione. Devono essere rigettati gli altri motivi, attinenti alla responsabilità del ricorrente nella produzione dell’evento. Va accolto il sesto motivo di ricorso e cassata senza rinvio l’impugnata sentenza, quanto alla statuizione sulle spese di primo grado in favore di Assitalia ed a carico del C. . Deve essere cassata l’impugnata sentenza in relazione ai restanti motivi accolti, con rinvio alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione tra l’appellante, M. ed A. L. e la Zurich Insurance.
Esistono giusti motivi per compensare per intero le spese processuali del grado di appello e del giudizio di cassazione tra Assitalia e le altre parti.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso nei Y termini di cui in motivazione, quanto ai primi 5 motivi di ricorso; cassa in relazione e rinvia alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione tra l’appellante, M. ed A. L. e la Zurich Insurance Company. Accoglie il sesto motivo di ricorso e cassa senza rinvio l’impugnata sentenza limitatamente alla statuizione sulle spese di primo grado in favore di Assitalia. Compensa le spese del grado di appello e del giudizio di Cassazione tra Assitalia e le altre parti.

[1] Cass. sent. n. 13216/15 del 26.06.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

© Riproduzione riservata

Carrozzieri in rivolta contro le assicurazioni

Un pool di avvocati scende in campo per tutelare 1500 aziende. E il Friuli Venezia Giulia si ritrova a fare da apripistaUn carrozziere al lavoro

TRIESTE. La crisi, certo. Ma anche la perdurante «posizione dominante», così la chiamano gli imprenditori del settore, delle assicurazioni. Gli autoriparatori del Friuli Venezia Giulia (oltre 1.500, con 5mila addetti al lavoro tra gommisti, meccanici, elettrauto e carrozzieri), messi in ginocchio dal combinato disposto, decidono di affidarsi agli avvocati. A un pool addirittura: 11 professionisti distribuiti nelle quattro province della regione (6 a Udine, 2 a Trieste, 2 a Gorizia e uno a Pordenone) pronti ad alzare le barricate contro le compagnie assicuratrici. Una “resistenza” anche nei confronti del disegno di legge concorrenza che modifica la Responsabilità civile.

A fornire supporto al “fortino” è Confartigianato Fvg. È stata l’associazione a selezionare i legali. «Tanti Davide si alleano contro Golia per tutelare gli interessi delle imprese e dei clienti», sottolineano il presidente regionale dei carrozzieri iscritti, Ruggero Scagnetti, e dei meccanici, elettrauto e gommisti,Daniele Canciani, l’altra sera in assemblea a Palmanova sul tema “Veicolare fiducia e sicurezza”, presente anche il presidente regionale di Confartigianato Fvg Graziano Tilatti.

«I problemi sono sempre i soliti – rileva Scagnetti –: molte questioni rimangono purtroppo irrisolte: dai tempari degli autoriparatori, gli unici a poter fornire indicazioni attendibili su quanto tempo occorra per riparare un’auto danneggiata a seguito di incidente, fino alle tariffe della manodopera». Una situazione di caos aggravata, così è emerso a Palmanova, da una riforma, quella della concorrenza che, riassume Scagnetti, «smantella la libertà di mercato e punta a demolire il nostro settore».

«Una norma inaccettabile – rincara la dose Tilatti – che scarica i dissesti del ramo Rc Auto sul settore dell’autoriparazione costringendolo a lavorare sotto costo». «L’utenza – sostiene Alessandro Ferreghini, funzionario di Confartigianato Udine – dovrà fare aggiustare il proprio mezzo da un autoriparatore indicato dalla compagnia d’assicurazione e non più da quello di sua fiducia. L’impresa individuata dovrà peraltro rispettare i tempi e i costi indicati dalle assicurazioni e sarà di fatto costretta o a lavorare sotto costo o a non eseguire il lavoro a regola d’arte». Il riferimento è al disegno di legge concorrenza di cui sono in corso le audizioni alla Camera.

A denunciare le possibili conseguenze negative è, a livello nazionale, la “Carta di Bologna”, che raduna varie associazioni capitanate da Davide Galli, presidente Federcarrozzieri. «Il ddl – è l’accusa degli operatori – limita la certezza che l’auto sia riparata bene. In alternativa al risarcimento per equivalente, viene infatti prevista la facoltà di ricevere un risarcimento in forma specifica di danni a cose. Ma, se la riparazione effettuata dal carrozziere convenzionato con la compagnia costa meno di quanto costi quella dal carrozziere indipendente, di fiducia, allora l’automobilista paga la differenza fra i due prezzi. Un danno gravissimo per la libertà di scelta della vittima».

In sostanza, se il ddl diverrà legge, «il carrozziere convenzionato dovrà lavorare alle pessime condizioni imposte dall’assicurazione, con la bassissima manodopera fissata dalla compagnia. E, per forza di cose, a pagare sarà l’automobilista danneggiato, con una vettura riparata male. E in assenza di libera scelta».

All’interno di questo meccanismo, che pare puntare a far risparmiare le compagnie assicuratrici, si aprirà una serie di contenziosi fra imprese fiduciarie e compagnie assicuratrici, con la conseguente necessità di tutelare le ditte. Per questo è nata l’idea di un pool di studi legali collegati a Roma con l’avvocato Michele Capece, consulente di Confartigianato e uno dei massimi esperti a livello nazionale del settore Rc Auto.

Quella del Friuli Venezia Giulia è una esperienza pilota in Italia. Sarà proprio Capece a coordinare il pool di legali della regione che assicureranno una assistenza convenzionata specifica dedicata alle imprese di autoriparazione.

di Marco Ballico

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Il collega Francesco Balzaretti alle Iene di Italia Uno #morireperundifettodifabbrica

APAID * www.apaid.it

Schermata 2015-05-08 alle 07.40.15 Click per il video

Ieri sera su Italia Uno è andato in onda un servizio di Matteo Viviani sulla storia di un uomo di 40 anni che è morto per un incidente d’auto accaduto in autonomia. Secondo i verbalizzanti per responsabilità della vittima, ma questo è tutto da verificare.

Il collega Balzaretti * di Como che ho incontrato nel corso di un’altra CTU è stato chiamato dal padre della vittima a far luce sulla vera dinamica dell’incidente. La causa è ancora in corso, ma la vicenda è molto interessante.  Capita durante la carriera di un perito automobilistico di incontrare storie particolari, quasi sempre legate a fatti gravi come questo.

*Numero Iscrizione
P000004758
Nominativo
BALZARETTI FRANCESCO
Data Iscrizione
04/01/2008
Luogo Nascita
COMO
Data di Nascita
10/07/1968
Codice Fiscale
BLZFNC68L10C933T
Sede Operativa 1
VIA SOMALVICO, 9 22100 COMO (CO)

Guardate il video clickando sull’immagine Non mancheremo di seguire la vicenda e di raccontarvi il…

View original post 4 altre parole

Attestati e contrassegni diventano telematici

il sole 24 ore  Dal 1° luglio stop agli attestati di rischio cartacei. E dal 18 ottobre dovrebbero essere dematerializzati anche i contrassegni da esporre sul parabrezza. Il tutto in attuazione del decreto Cresci Italia (Dl 1/2012). Nel frattempo si lavora per restituire la classe di merito bonus malus a oltre 10mila automobilisti che hanno dovuto ricominciare daccapo la propria storia assicurativa dopo aver accettato una discutibile polizza omaggio all’acquisto della loro vettura nuova. Sono i tre fronti della Rc auto su cui sono in arrivo novità, illustrate ieri dall’Ivass. Ma le ricadute reali non saranno così tante come sembra.

Di fatto, ne arriveranno solo dalla smaterializzazione degli attestati di rischio, i documenti che riportano la classe bonus malus e i sinistri causati negli ultimi anni e sono da esibire alla compagnia che si sceglie al posto della precedente. Le novità scatteranno il 1° luglio e non consisteranno tanto nella possibilità di vedere il proprio attestato sul web o addirittura sui social network: l’utilità sostanziale della smaterializzazione consiste nel fatto che la nuova compagnia ricaverà da sé l’attestato, consultando la banca dati Ania, che quindi avrà valenza ufficiale (infatti le compagnie che non la alimenteranno saranno sanzionate). Così diminuiranno le frodi assuntive, che si hanno quando un cliente falsifica l’attestato per ottenere una classe migliore. Resterà un “buco” per i sinistri degli ultimi tre mesi; Ivass e compagnie stanno lavorando per arrivare a censire anche quelli.
L’attestato di rischio telematico conterrà non più solo il nome del contraente, ma anche quello del proprietario del mezzo. Così dovrebbe essere più difficile “barare”, per esempio dichiarando che il contraente risiede in una provincia dove si paga meno.
Poca importanza avrà invece la smaterializzazione del contrassegno, che dovrebbe scattare dal 18 ottobre: l’assenza del documento sul parabrezza non faciliterà i controlli su strada, che si vorrebbe sostituire con quelli automatici a distanza. I quali sono però lontani (si veda l’articolo a sinistra) dal realizzarsi.
Quanto alle polizze gratis che fanno perdere la classe perché non hanno la formula del bonus malus ma quella a libro matricola (si veda Il Sole 24 Ore del 10 marzo), le proposte di soluzione venute dal tavolo Ivass-consumatori non vanno aldilà di una moral suasion verso le compagnie affinché considerino l’annualità coperta da tali polizze come ugualmente valida ai fini dell’attestato di rischio. Konsumer Italia ha però chiesto che l’Ivass faccia una circolare che dia valore obbligatorio a questa interpretazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Maurizio Caprino

 

Riforma Rca: per il risarcimento servirà la fattura del carrozziere

APAID * www.apaid.it

CARROZZIERE FEDERCARROZZIERI    Tra le novità del Ddl Concorrenza, che in questi giorni inzia il suo iter alla Camera, sbuca l’obbligo di mostrare la fattura del carrozziere per ottenere il risarcimento. L’automobilista viene spinto ad affidarsi al “risarcimento per equivalente”

Tra le norme del Ddl Concorrenza, che in questi giorni sta per iniziare il suo iter alla Camera, sbuca l’obbligo di mostrare la fattura del carrozziere per ottenere il risarcimento dell’incidente stradale.
In pratica le compagnie assicurative, per evitare che un automobilista incidentato presenti preventivi gonfiati, subordineranno il pagamento del danno alla presentazione del relativo documento fiscale.I preventivi, da quanto sembra di capire, sarebbero quindi “banditi”, con le conseguenze che ciò comporta. Nel caso (legittimo) in cui il carrozziere non voglia rilasciare la fattura prima di aver ricevuto il pagamento per la riparazione effettuata, il danneggiato sarà infatti costretto ad anticipare l’esborso ancor prima di ottenere il risarcimento dell’assicurazione, con il rischio…

View original post 120 altre parole

Indennizzo diretto obbligatorio anche per Fondo per le vittime della strada

Giudice di Pace Fermo, sentenza 06.02.2015

incidente_auto1_200  Con la presente sentenza il Giudice di Pace di Fermo, si trova a dirimere una controversia insorta in materia di infortunistica stradale, in cui viene citato per il risarcimento diretto il Fondo Garanzia Vittime della strada affinché provveda alla liquidazione degli stessi provocati dal responsabile del sinistro, senza che possa esimersi dal procedere stando al combinato disposto degli artt. 149 e 283 del Codice Assicurazioni.

In questa sentenza il giudice di Pace di Fermo analizza le eventualità che scaturiscono in costanza di sinistro al fine di stabilirne la responsabilità e tutte le implicazioni relative al risarcimento danni previo richiesta diretta. Prodromica ad ogni tipo di valutazione è l’analisi della dinamica e punto cardine per la definizione della responsabilità e per l’obbligo di risarcire è la lettura degli artt. 149 e 283 in combinato disposto, del Codice Assicurazioni.

La norma di cui all’art. 283 afferma che il Fondo Garanzie Vittime della strada è tenuto a risarcire i danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, ma non lascia intendere che sia esonerato dal provvedervi in caso di risarcimento diretto se a tale norma raccordiamo la lettura dell’art. 149, dal quale si apprende che se viene presentata richiesta di risarcimento diretto il Fondo è obbligato a provvedervi, salvo poi a regolare autonomamente i rapporti con la società assicuratrice , del responsabile del sinistro detto anche danneggiante, per la quale interviene.

Inoltre, laddove l’impresa di assicurazione del danneggiato sia posta in liquidazione amministrativa, il giudizio continuerà nei confronti del commissario liquidatore e dell’impresa designata. Conferma ulteriore della legittimità dell’obbligo in capo al Fondo Garanzia di provvedere alla liquidazione del risarcimento diretto, lo si desume anche dall’art. 1 del medesimo Codice,  in cui si dispone che normalmente il responsabile del danno va citato solo in tre casi, e che sono  rispettivamente quando il veicolo responsabile del sinistro non abbia copertura assicurativa, oppure quando il veicolo sia stato spedito in Italia da altro Stato in cui risulti  essere responsabile di un sinistro nello stesso periodo o in ultimo quando il sinistro sia causato da un veicolo con targa diversa o non corrispondente.

Liquidabile sarà anche il danno da fermo tecnico, come affermato da Cassazione civile 23916/2006, conformemente al principio giurisprudenziale  che stabilisce che il risarcimento del danno da fatto illecito ha la funzione di ricondurre il patrimonio del danneggiato nella medesima condizione in cui si sarebbe trovato se non fosse intervenuto l’evento lesivo.

Nota di Alessandra Agrillo)