Pavia, due giudici indagati per corruzione Inchiesta partita da perizia su immobili

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tribunale-675Fabio Lambertucci e Andrea Belba sotto indagine a Brescia – procura competente sul tribunale pavese – insieme al perito Fabrizio Montini. Alla base, la denuncia di una cittadina a cui era stata pignorata l”abitazione per un debito di 5mila euro per spese giudiziare dopo una banale causa condominiale. Ma il suo potrebbe non essere l’unico caso

L’intera vicenda ha inizio con l’esposto di Marta Merli che, in seguito a una banalissima lite condominiale, finita in tribunale, si è vista condannata a pagare le spese periziali e quindi pignorare la casa per…

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L’hotel è sporco? Vacanza rovinata: agenzia e tour operator condannati a risarcire i danni

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L’hotel è sporco? La vacanza è rovinata: e si possono chiedere i danni. Così la pensa il Tribunale di Roma che, come riferisce l’agenzia Agi, accogliendo un ricorso del Codacons ha dato ragione a una famiglia di turisti in vacanza in Brasile e condannato in solido l’agenzia di viaggi e il tour operator attraverso cui avevano prenotato il viaggio a risarcire i danni, 3 mila euro in tutto. Secondo il giudice si tratterebbe di un danno non patrimoniale da vacanza rovinata “considerato il disagio subito che sicuramente ha vanificato o quanto meno limitato i benefici e le aspettative della vacanza stessa”.

“Questa sentenza e’ di fondamentale importanza per tutti i turisti italiani che si apprestano a partire per le vacanze – ha spiegato l’avvocato Adducci, che ha seguito la causa -. Ora un albergo sporco e dalle condizioni igieniche inadatte sarà condizione sufficiente a determinare il danno da vacanza rovinata. Invitiamo pertanto i cittadini a documentare attraverso fotografie la situazione delle strutture ricettive e rivolgersi allo sportello turismo del Codacons per intentare analoghe cause di risarcimento “.

Battuta d’arresto al Disegno Di Legge Concorrenza dalla II Commissione Permanente Giustizia

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foto a roma Ieri è stata una brutta giornata per la Senatrice Vicari. La sua proposta di Legge, già bocciata in vista del traguardo con la maglia Art. 8 del Decreto Legge Destinazione Italia nel 2013 rischia di fare la stessa brutta figura.

La Commissione Giustizia tira il freno a mano sull’RCA – DDL Concorrenza e fornisce un importante assist agli automobilisti e carrozzieri. Una battuta d’arresto politica per il governo e lobby assicurativa che avrà sicuramente ulteriori sviluppi.

La commissione, nel merito del disegno di legge, evidenzia sostanzialmente 5 punti critici a riguardo del risarcimento in forma specifica, sulla restrizione della cessione del credito, sull’impiego e modalità per le testimonianze dell’avvenuto sinistro, sul risarcimento del danno fisico alla persona, sulla scatola nera e infine sulle frodi.

Vediamo, con l’aiuto di Confartigianato Verona, punto per punto i passaggi più importanti, contenuti nel documento ufficiale allegato in forma integrale a fine articolo:

Primo punto, Cessione di credito e risarcimento in…

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Interviene la polizza RCA anche se l’autogru sta sollevando un cassone

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IN-CORMACH-2---METTERE-POSTO-DELL'AEREO La Suprema Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, il 29 aprile 2015 ha emesso la sentenza n 8620.

La suddetta Sentenza ha come oggetto i danni causati dalle macchine operatrici, o da veicoli ad uso speciale, durante l’esercizio delle proprie attività. Come noto la copertura di tali danni, rientrava totalmente nell’ambito della garanzia RCT. Con l’emissione della indicata Sentenza viene ampliato l’ambito di operatività della garanzia RC Auto e di fatto riducendo correlativamente quello della garanzia RCT.

Nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’articolo 2054 del c.c è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o commesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni cui il veicolo è destinato a compiere e per il quale esso può circolare nelle strade. Ne consegue che per…

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Il danno biologico non basta a coprire la perdita di chance di chi non può più lavorare a seguito di incidenti stradali

incidenti stradali webNon consiste in una duplicazione liquidare sia l’incapacità lavorativa specifica che quella generica, quale danno patrimoniale da perdita di chance.

La Corte di Cassazione, terza sezione civile, con sentenza n. 12211 depositata il 12 giugno 2015, nell’accogliere il ricorso presentato da un soggetto danneggiato in occasione di un sinistro stradale, ha espresso il fondamentale principio di diritto secondo cui, in tema di danni alla persona, quando l’invalidità conseguita sia di tale gravità (come nel caso di specie) da non consentire di attendere lavori altri e diversi rispetto a quello specificamente prestato al momento dell’incidente – ma in ogni caso confacenti alle attitudini ed alle condizioni personali ed ambientali della vittima – non rientra nella voce di danno non patrimoniale consistente nel danno biologico, bensì in quella di danno patrimoniale attuale con proiezione futura da perdita di chanches (da valutarsi in via equitativa), derivante dalla perdita di capacità lavorativa generica.
Trattasi dunque di danno patrimoniale che, qualora riconosciuto sussistente dal giudice, va al pari tenuto distinto (anche ai fini del criterio di quantificazione) e considerato ulteriore rispetto al danno patrimoniale da incapacità lavorativa specifica, concernente il diverso aspetto della impossibilità, da parte del danneggiato, di continuare ad attendere la propria attività lavorativa.

Eleonora Mattioli – edotto

R.C. AUTO – Risarcimento diretto, spese legali risarcibili se sussiste un nesso causale tra sinistro e spesa

Danno non patrimoniale: va provata qualità e intensità di relazione affettiva

Cassazione civile , sez. III, sentenza 10.04.2015 n° 7191 

In sede di accertamento e liquidazione dei danni conseguenti a sinistro stradale anche i danni non patrimoniali debbono essere dimostrati, quanto meno con riferimento a presunzioni, per giustificare l’attribuzione del risarcimento. Nello specifico assume grande rilevanza la qualità ed intensità della relazione affettiva e familiare tra la vittima dell’incidente ed i parenti.

Nel caso di specie la Corte di Cassazione, sez. III civile, ritorna sul delicato argomento del risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti a sinistro stradale soffermandosi sull’elemento probatorio.

In particolare la controversia vede i i familiari di un cittadino rumeno, deceduto a seguito di un sinistro stradale, chiedere i danni patrimoniali e non patrimoniali ai responsabili dell’incidente nonché alle relative società di assicurazioni.

Nello specifico i familiari lamentano l’esiguità del danno non patrimoniale liquidato dalla Corte di Appello di Milano (150.000 euro per ciascuno) che rappresenta la somma minima di cui alle tabelle del Tribunale di Milano. In effetti la Suprema Corte condividendo le ragioni della Corte territoriale ritiene giustificata l’applicazione dei minimi tabellari in quanto gli attori non hanno offerto alcuna prova del permanere dei rapporti familiari e affettivi, nonostante il fatto che l’infortunato si fosse allontanato dalla famiglia.

Inoltre i danneggiati non hanno dimostrato (e neppure dedotto) alcunché a prova dei danni. Al contrario dalle carte processuali si evince che si ignora non solo da quando la vittima si era allontanata dalla famiglia, ma anche il tipo di relazioni e contatti intrattenuti con i familiari durante la permanenza in Italia, vale a dire la qualità ed intensità della relazione affettiva e familiare con questi ultimi.

In tale contesto la Corte ricorda che anche i danni non patrimoniali debbono essere dimostrati, quanto meno con riferimento a presunzioni, per giustificare l’attribuzione del risarcimento.
Nonostante tali carenze la Cassazione evidenzia che la circostanza dell’esistenza di una famiglia legittima ha comunque giustificato l’attribuzione della somma non irrilevante di euro 150.000,00 per ciascun familiare. E’ evidente, però, che tale circostanza non è necessariamente significativa, ben potendo anche nell’ambito della famiglia legittima sopraggiungere separazione personale, legale o di fatto. Di conseguenza, avrebbe dovuto essere offerta  quanto meno la dimostrazione che, nonostante la lontananza, la vittima intratteneva rapporti con la moglie e con i figli.

I ricorrenti non sono nemmeno in grado di dimostrare il peculiare danno subìto dai figli in relazione alla giovane età, al fine di graduare in proporzione l’entità del risarcimento, e dare così occasione alla Suprema Corte di giustificare le censure rivolte alla sentenza impugnata.

La carenza dell’elemento probatorio si rileva anche con riferimento al danno patrimoniale poiché i danneggiati non hanno offerto alcuna prova in merito alla circostanza che la vittima lavorasse in Italia, che disponesse di un reddito e che contribuisse al mantenimento della famiglia.

La prova di una qualche, sia pur minima rimessa in denaro del defunto in favore dei familiari avrebbe potuto essere facilmente offerta, a giustificazione della domanda risarcitoria. In mancanza di ogni elemento concreto, quindi, la Suprema Corte non può che confermare la sentenza impugnata.


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