ATTENZIONI UTENTI TARGHE PROVA!!!!

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Il veicolo immatricolato non può esibire la targa prova

Quale compagnia è tenuta a risarcire i danni causati da un veicolo immatricolato e assicurato ma circolante con targa prova?

Il Tribunale Ordinario di Vicenza, sezione civile, ha stabilito che la targa prova non copre i danni casusati dalla circolazione di veicoli immatricolati. L’apposizione della targa di prova sui veicoli già targati è stata infatti considerata una prassi contra legem. Dunque il veicolo già targato, anche se circola per esigenze di prova, a scopo dimostrativo o per collaudo, non può esibire la targa di prova, e se lo fa degli eventuali danni derivanti dalla circolazione non potrà che rispondere l’assicuratore del veicolo, e non l’assicuratore della targa di prova.

Leggi la sentenza

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Sconti obbligatori Rca, ecco le regole dell’Ivass

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L’Autorità ha pubblicato il Regolamento n.37, facendo seguito a quanto previsto dalla legge sulla Concorrenza

Sul controverso fronte degli sconti obbligatori Rca, introdotto con la recente legge Concorrenza (legge 4 agosto 2017 n.124), sono finalmente arrivati i paletti dell’Ivass. L’autorità ha infatti emanato il Regolamento n.37 con cui si stabiliscono i criteri e le modalità per la determinazione della scontistica da parte delle compagnie. Il testo si compone di 14 articoli, suddivisi in 4 capi, e di un allegato.
La legge n.124/2017 aveva attribuito all’Ivass il potere di adottare un regolamento attuativo “entro 90 giorni dall’entrata in vigore”, identificando la lista delle province a maggiore tasso di sinistrosità e premio medio più elevato. Il Regolamento n. 37 pone anche le premesse per lo svolgimento delle future attività di monitoraggio “sul rispetto dei criteri e delle modalità di applicazione degli sconti, prevedendo, a tale fine, specifici adempimenti a carico dell’impresa, avuto…

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Ddl concorrenza e assicurazioni, ecco cosa cambia per gli automobilisti italiani

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  Dai premi assicurativi più vantaggiosi per chi accetta di equipaggiare la propria auto con la “scatola nera” e con dispositivi che impediscano l’avvio del motore quando il guidatore abbia un tasso alcolemico elevato, fino alla stretta sui testimoni di “professione”. Passando dai nuovi metodi di verifica della validità dell’RC Auto. Tutte le novità della nuova legge

Dopo il via libera del Senato, il ddl sulla concorrenza diventa legge. Le novità più interessanti per gli automobilisti riguardano lemodifiche introdotte al Codice delle assicurazioni private, che permetterà di avere premi assicurativi più leggeri: con l’articolo 132 ter, saranno previsti sconti molto sostanziosi a chi accetterà di far controllare preventivamente la propria auto all’assicuratore prima di stipulare la polizza.

Polizza più vantaggiosa anche per chi installerà la cosiddetta “scatola nera” (o l’abbia già montata precedentemente sul proprio veicolo; procedura a carico dell’assicuratore, specifica la legge) e a chi consentirà…

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DDL CONCORRENZA E RC AUTO : IL DANNEGGIATO HA DIRITTO ALL’INTEGRALE RISARCIMENTO

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BOLOGNA, 2 AGOSTO 2017 – Il ddl Concorrenza è legge, a due anni e mezzo dalla sua nascita: il provvedimento interessa diversi settori, inclusa la Rc auto.

“Nel complesso, il giudizio è positivo”, commentano gli esponenti della Carta di Bologna, gruppo che riunisce diverse associazioni in difesa dei danneggiati, degli automobilisti e del libero mercato.

“Per iniziare, la legge Concorrenza ribadisce con forza la libertà dell’assicurato danneggiato che abbia subito un incidente di rivolgersi al carrozziere indipendente”. Resta ferma, dice la normativa approvata definitivamente oggi, la facoltà di ottenere l’integrale risarcimento per la riparazione a regola d’arte del veicolo danneggiato, avvalendosi di imprese di autoriparazione di propria fiducia.

“Una vittoria – evidenzia Federcarrozzieri che della Carta di Bologna fa parte – per i consumatori e gli automobilisti e una sconfitta per chi da anni spinge verso logiche di convenzionamento al risparmio senza riguardo per sicurezza e qualità”. Inoltre, una eventuale…

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Reclami alle Assicurazioni: il 45% riguarda l’Rc auto

    I principali motivi di reclamo riguardano i tempi di definizione dei sinistri, il servizio di liquidazione reso, la quantificazione dei danni. L’IVASS ha inoltre  pubblicato le classifiche sui reclami ricevuti dalle Assicurazioni

Nel primo semestre 2016 le imprese di assicurazione italiane ed estere operanti in Italia hanno ricevuto complessivamente dai consumatori italiani 64.355 reclami, di cui 14.590 (pari al 22, 67% del totale) relativi ai rami vita, 29.104 (45,22% del totale) al ramo r.c.auto e 20.661 (32,11%) per gli altri rami danni.  Per la prima volta, la rilevazione comprende anche i dati sui reclami ricevuti dalle imprese di assicurazione UE opeanti in Italia in regime di stabilimento o in lps (cioè senza una sede stabile)

Anche nel 1°semestre 2016 il ramo r.c.auto continua a rappresentare per le imprese italiane il segmento che genera il maggior numero di reclami (46,8% del totale).

I principali motivi di reclamo riguardano, per il ramo r.c.auto, i tempi di definizione dei sinistri e, più in generale, il servizio di liquidazione reso, oltre a controversie sull’attribuzione della responsabilità e sulla valutazione/quantificazione dei danni.

I reclami presentati hanno avuto esito positivo per gli esponenti in circail 40% dei casi: in particolare, per il 32% l’istruttoria è stata chiusa dall’impresa accogliendo integralmente le richieste dell’esponente e per l’8% è stato comunque trovato un accordo transattivo. Le richieste del reclamante sono state invece respinte nel 49% dei casi. I restanti casi (11%) risulta vano ancora in istruttoria alla fine del semestre

L’IVASS ha pubblicato i dati sui reclami dei consumatori ricevuti da ciascuna impresa di assicurazione nel primo semestre 2016. La rilevazione punta ad accrescere la trasparenza del mercato, mettendo a disposizione di consumatori e operatori una ulteriore informativa sulla qualità dei servizi offerti dalle imprese.

(fonte: IVASS)

Napoli, il grande business delle targhe straniere tra risparmio e rischi

     In città sono circa seimila, in aumento costante

Quanti bulgari, polacchi, romeni, cechi si muovono in auto nella nostra città? A giudicare dal numero di vetture con targa straniera, sono un vero esercito. Ma la targa di un’automobile, spesso, inganna.

Secondo una stima recente, nella sola città di Napoli circolano quasi seimila mezzi immatricolati in un paese estero; per la maggior parte provengono dalla Bulgaria ma esistono sacche importanti che giungono da Romania e Polonia. Il dato che unisce quasi tutte queste vetture è che sono utilizzate da persone nate, vissute e residenti qui in città. Cosa si nasconde, dunque, dietro la costante crescita di «targhe» straniere? Un disperato bisogno di risparmio economico. Seguiteci e vi chiarirete le idee.

In Italia assicurazione e tassa di possesso rappresentano spese enormi, spesso insostenibili per chi vuol muoversi in auto o in moto. Però in altri Paesi dell’Unione Europea il peso economico di queste stesse voci è quasi inesistente. Così è nato un mercato (che nella stragrande maggioranza dei casi è perfettamente lecito) grazie al quale è possibile sfruttare le condizioni migliori offerte all’estero.

La versione legale della vicenda prevede l’utilizzo della formula del noleggio a lungo termine presso strutture che operano in Paesi dell’Unione, quasi sempre in Bulgaria, ma anche in Romania e Polonia. Ci sono decine di agenzie, con propaggini anche nella nostra città, che offrono la formula della vettura in fitto per un tempo indeterminato, di auto straniere. Il contratto prevede anche la consegna a domicilio, qui in Italia, in cambio di un fisso, mensile o annuale, da corrispondere alla società che offre la vettura o il ciclomotore. In questo caso il risparmio c’è ma è molto limitato perché la cifra comprende, ovviamente, oltre al valore di tasse e assicurazione, anche il costo del noleggio.

Accade sempre più spesso, però, che dietro la formula del noleggio a lungo termine si nascondano tentativi di frode. Quello più comune prevede il definitivo acquisto dell’auto con targa straniera che, però, formalmente risulta sempre intestata alla società che la noleggia. In questo caso, c’è una spesa iniziale più alta, però il risparmio sui costi di gestione dell’auto è imponente: per un’auto di media cilindrata il corrispettivo annuale che comprende tassa di possesso, assicurazione e costi di agenzia, arriva a cinquecento euro; seicento nel caso in cui si tratti di un’auto di grossa cilindrata.

Questo è il mercato più fiorente al momento attuale. Se provate a navigare in rete troverete decine di offerte, per la maggior parte destinate a persone che non possono permettersi grosse spese. L’acquisto (nascosto da noleggio a lungo termine) riguarda soprattutto auto di medio/piccola cilindrata, per la maggior parte dei casi già usate. L’acquirente si trova, dunque, a pagare poco più di mille euro per diventare proprietario del veicolo e si carica di una spesa annuale di circa cinquecento euro: prezzi impensabili per chi è costretto a gestire un’auto immatricolata in Italia.

Esistono, ovviamente, anche altre possibilità. In questo caso decisamente fraudolente. Può capitare, ad esempio, che una vettura lussuosa regolarmente acquistata in Italia, venga cancellata dal registro automobilistico italiano per essere venduta a una società di noleggio estera, dalla quale la stessa persona che l’ha venduta la riprende in fitto a lungo termine. Si tratta, ovviamente, di una maniera per aggirare i controlli fiscali oltre che il pagamento dei tributi e dell’assicurazione in Italia e su casi del genere l’attenzione delle forze dell’ordine è molto alta. Non pensate, però, che tutte le auto lussuose o di grossa cilindrata immatricolate all’estero nascondano un tentativo di frode: abitualmente gli imprenditori che hanno aziende nei Paesi con regimi fiscali migliori, immatricolano il loro parco auto in quella nazione: in questo caso sono perfettamente in regola con la legge.

Anche il mercato delle auto immatricolate all’estero, però, nasconde qualche difficoltà. La prima, particolarmente complicata, riguarda la revisione. Nella maggior parte dei casi deve essere eseguita una volta all’anno. Per cui l’automobilista che ha in gestione un’auto straniera dovrebbe prevedere almeno un viaggio all’anno nella nazione dov’è registrata la sua vettura. Naturalmente per chi non ha voglia di sottoporsi a questa trasferta annuale, esistono organizzazioni illegali capaci diraccogliere i documenti e di restituirli dopo qualche giorno con tutte le validazioni del caso. Si tratta, ovviamente, di una azione illegale perché la revisione va regolarmente effettuata; e in più si rischia pure di incorrere in una truffa con la falsificazione della documentazione che, nella maggior parte dei casi, viene scoperta anche qui in Italia.

Un altro dettaglio di non secondaria importanza riguarda il pagamento delle contravvenzioni. Esiste una norma internazionale che prevede il versamento immediato della somma prevista dalla multa: se, insomma, i vigili o la stradale contestano un’infrazione, bisogna versare il dovuto nelle loro mani, in caso contrario scatta il sequestro del veicolo che verrà restituito solo dopo il pagamento.

(di Paolo Barbuto – Il Mattino)

Risarcimento del danno da perdita del congiunto

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La Corte di Cassazione

La perdita di una persona cara implica necessariamente una sofferenza morale, la quale non costituisce un danno autonomo, ma rappresenta un aspetto – del quale tenere conto, unitamente a tutte le altre conseguenze, nella liquidazione unitaria ed omnicomprensiva – del danno non patrimoniale. Nella valutazione dell’entità del danno da perdita di congiunto occorre considerare l’età della persona deceduta e dei figli superstiti, la composizione del nucleo familiare ed il rapporto di convivenza.

La sofferenza provata dal convivente “more uxorio”, in conseguenza dell’uccisione del figlio unilaterale del partner, è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se sia dedotto e dimostrato che tra la vittima e l’attore sussistesse un rapporto familiare di fatto, il quale non si esaurisce nella mera convivenza, ma consiste in una relazione affettiva stabile, duratura, risalente e sotto ogni aspetto coincidente con quella naturalmente scaturente dalla filiazione.

Il risarcimento del danno non patrimoniale per la perdita del congiunto deve intendersi comprensivo di ogni profilo non patrimoniale e, quindi, non solo della sofferenza conseguente alla scomparsa della persona amata, ma anche della perdita di ogni utilità personale che dalla persistenza del rapporto familiare sarebbe derivata.

Il danno da perdita del rapporto parentale o c.d. esistenziale consiste nello sconvolgimento dell’esistenza sostanziantesi nello sconvolgimento delle abitudini di vita, con alterazione del modo di rapportarsi con gli altri nell’ambito della comune vita di relazione – sia all’interno che all’esterno del nucleo familiare – in fondamentali e radicali scelte di vita diversa. (Nella fattispecie tale danno è risultato integrato dallo sconvolgimento della vita subito dal coniuge a causa della morte dell’altro coniuge, deceduto in conseguenza di sinistro stradale).

La liquidazione del danno non patrimoniale, subito dai congiunti in conseguenza della uccisione di un familiare deve tenere conto della intensità del relativo vincolo, della situazione di convivenza e di ogni ulteriore utile circostanza, quali la natura del vincolo, le abitudini di vita e la situazione di convivenza.

I nonni della vittima di un incidente stradale sono legittimati “iure proprio” a costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni patrimoniali e morali, a prescindere dall’esistenza di un rapporto di convivenza con la vittima medesima.

(a cura della Redazione PlusPlus24 Diritto – Quotidiano del Diritto)