In attesa che il legislatore vari le tabelle nazionali: a proposito di una recente sentenza della Cassazione

sentenza-giurisprudenza-2-imc-e1441097365607    Il contributo che segue è stato curato dall’Avv. Paolo Alessandro Magnani dello Studio Legale Magnani (e presidente della Scuola forense Dike) ed affronta il tema della risarcibilità del danno non patrimoniale alla luce di una recente sentenza della Cassazione, in attesa che sia introdotta la tabella unica nazionale per il risarcimento del danno non patrimoniale per le lesioni di non lieve entità e per quelle di lieve entità conseguenti a sinistri

Il tema della risarcibilità del danno non patrimoniale, così come definito dall’articolo 2059 c.c., da tempo oggetto di dibattito fra gli interpreti, è stato interessato da un orientamento giurisprudenziale non costante che, nel corso del tempo, ne ha progressivamente dilatato i confini e l’operatività; tale situazione ha senza dubbio creato più di una criticità operativa in termini di ingiustificabili disallineamenti circa le modalità di risarcimento dei danni lamentati. È per fare fronte a tale situazione spesso magmatica che la Cassazione nel 2008 a sezioni unite (sentenza 11 novembre 2008, n. 26972) ha tentato di cristallizzare l’unitarietà della categoria del danno non patrimoniale affermando che la liquidazione di esso deve essere complessiva e tale da comprendere, a prescindere dai vari tipi di danno, l’intero pregiudizio subito. La Suprema Corte ha chiarito altresì, muovendo proprio dalla definizione di danno biologico contemplata dall’art. 139, comma 2, cod. ass., che il cosiddetto “danno morale” − ovvero la sofferenza personale suscettibile di costituire ulteriore posta risarcibile (comunque unitariamente) del danno non patrimoniale − «rientra nell’area del danno biologico, del quale ogni sofferenza, fisica o psichica, per sua natura intrinseca costituisce componente» (nota 1) nell’ipotesi in cui l’illecito configuri reato.

In tale pronuncia le Sezioni Unite hanno sostanzialmente affermato che la sofferenza psichica ed il dolore intimo costituiscono, al pari del danno esistenziale, solamente“voci” del danno biologico, con la conseguenza che, pur essendo ammissibile la risarcibilità della sofferenza morale e/o degli aspetti esistenziali violati, rimane comunque esclusa la possibilità di riconoscere nel danno morale e nel danno esistenziale categorie autonomamente risarcibili.

Fissati questi principi, non si è tuttavia raggiunto l’effetto sperato ovvero quello di uniformare la giurisprudenza del Supremo collegio che, anzi, in più occasioni, se ne è discostato (nota 2). La recente sentenza della sezione III (Cass., sez. III, 20 aprile 2016, n. 7766 in Foro it., 2016, I, c. 2055 s.), oggetto di analisi, ne è l’emblematica riprova.

In tale pronuncia la Cassazione conferma quanto deciso dal Tribunale di Bologna e ribadito dalla Corte di appello del medesimo capoluogo che, nel liquidare il danno non patrimoniale patito da una persona ferita in un incidente stradale, si erano discostate dalle tabelle milanesi ritenendo indispensabile, attese le peculiarità del caso concreto, procedere ad una personalizzazione del danno: era stato così riconosciuto sia il danno dinamico/relazionale che la sofferenza morale. Tale riconoscimento, con il consequenziale superamento dei limiti tabellari, viene prontamente denunciato dalla Compagnia di assicurazione: come già anticipato, la Cassazione disattende le doglianze della Compagnia e conferma quanto deciso dai giudici di merito.

Ancora una volta la questione rilevante affrontata è quella della risarcibilità dei danni non patrimoniali, categoria non definita a livello legislativo e, pertanto, soggetta a interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali che ne estendono o riducono l’ambito operativo.

La premessa posta dalla Cassazione che ne condiziona, inevitabilmente, l’argomentare e la soluzione prospettata, è che qualunque vulnus recato ad un interesse tutelato dalla Carta fondamentale si caratterizza per la doppia dimensione del danno: danno di relazione che investe la proiezione esterna dell’essere e danno morale che si proietta all’interno e costituisce una interiorizzazione intimistica della sofferenza. Questi due aspetti, a giudizio del S. C., non sempre sono riconducibili a rigide catalogazioni varate dal legislatore o apprestate dai Tribunali: ne segue che è più che legittimo che i giudici per la quantificazione del danno si discostino dai valori tabellari e procedano quindi ad una sua personalizzazione. Diversamente opinando – prosegue la Corte – non si terrebbe conto “della reale fenomenologia del danno alla persona negando la quale il giudice rischia di incorrere in un errore ancora più grave, e cioè quello di sostituire una meta-realtà giuridica a una realtà fenomenica”.

Le tabelle, cui si fa riferimento, sono le “tabelle milanesi” che – come è risaputo – stabiliscono criteri per la valutazione del danno biologico ancorando a determinati parametri l’entità del risarcimento. Tuttavia, a giudizio della Cassazione, nella realtà concreta possono manifestarsi casi che presentano peculiarità talmente specifiche da imporre un discostamento dai valori espressi nelle tabelle per la valutazione del danno: in questa evenienza è necessario secondo il S.C. procedere ad una personalizzazione del danno.

Per suffragare tale posizione la Corte di Cassazione richiama, a mio avviso non del tutto pertinentemente, la sentenza n. 235 del 2014 della Consulta che, intervenuta a vagliare la costituzionalità dell’art. 139 cod. ass. (nota 3), aveva respinto la relativa censura non avendo riscontrato nel regime normativo da esso previsto alcuna incompatibilità con la Carta fondamentale. Nell’ordinanza di rimessione si era, tra l’altro, eccepita la costituzionalità del meccanismo tabellare di risarcimento del danno biologico (permanente o temporaneo) da lesioni di lieve entità derivanti da sinistro stradale. A detta del giudice remittente tale meccanismo condurrebbe ad un ristoro del danno assolutamente deficitario rispetto alle effettive peculiarità del medesimo; l’adozione infatti di criteri di valutazione definiti per via normativa, equi ex ante, non permetterebbe di garantire al danneggiato un ristoro concretamente satisfattivo del danno lamentato. La rigidità dell’aumento percentuale dell’importo nella misura massima del quinto (20%), nonché la (supposta) impossibilità di liquidare l’eventuale, non contemplato, danno morale – come criteri generali ed astratti – non consentirebbero infatti una adeguata personalizzazione del danno.

La Corte costituzionale, nel ritenere infondate le questioni sollevate, aveva poggiato il suo iter argomentativo proprio sulla sentenza n. 26972 del 2008 emanata dalle Sezioni unite le quali avevano affermato che il cosiddetto “danno morale” − e cioè la sofferenza personale suscettibile di costituire ulteriore posta risarcibile (comunque unitariamente) del danno non patrimoniale, − «rientra nell’area del danno biologico, del quale ogni sofferenza, fisica o psichica, per sua natura intrinseca costituisce componente»nell’ipotesi in cui l’illecito configuri reato. Il giudice delle leggi aveva altresì affermato che: “Il controllo di costituzionalità del meccanismo tabellare di risarcimento del danno biologico introdotto dal censurato art. 139 cod. ass. andava bilanciato con altri valori, egualmente rilevanti”, arrivando a concludere che in un sistema, come quello vigente, di responsabilità civile per la circolazione dei veicoli “l’interesse risarcitorio particolare del danneggiato deve comunque misurarsi con quello, generale e sociale, degli assicurati ad avere un livello accettabile e sostenibile dei premi assicurativi”. In aggiunta, la Corte costituzionale rilevava che la norma denunciata non era chiusa, refrattaria, alla risarcibilità anche del danno morale in quanto, ricorrendone i presupposti, era data al giudice la possibilità di incremento dell’ammontare del danno biologico, secondo la previsione, ed entro i limiti, di cui all’art. 139, comma 3, cod. ass.

La sentenza della Corte costituzionale fornisce, senza dubbio, indicazioni precise in merito al tema che si sta affrontando: la considerazione – assai significativa – secondo la quale gli interessi che devono essere tenuti in considerazione, accanto a quelli individuali, sono anche di tipo sociale, che non possono essere disconosciuti dalla prevalenza data ai primi (agli interessi individuali), è di estremo rilievo.

Pur richiamando la sentenza della Corte costituzionale, che aveva sottolineato l’esigenza di un bilanciamento degli interessi in gioco, la Cassazione, nel prosieguo dell’argomentare, non trae da essa le dovute conseguenze. Seppure la sentenza si presenti articolata e ricca, gli esiti cui perviene, estendendo la nozione di danno non patrimoniale risarcibile, non sono condivisibili. Non sfugge, infatti, che se si riscontrano all’interno della categoria unitaria del danno non patrimoniale diverse “poste” di danno con caratteri tra loro non così ontologicamente differenti l’effetto che si produce è quello di una (ingiustificata) duplicazione del risarcimento con pesanti conseguenze economiche sia sulle compagnie di assicurazioni, sia sugli stessi fruitori delle polizze che vedono incrementati i premi da corrispondere,. Difatti, tanto più si amplia questa nozione, tanto più vengono parcellizzate le poste risarcibili creando il rischio di liquidare più volte il medesimo danno, anche se diversamente aggettivato.

Ma – e sono forse queste le conseguenze più temibili – in assenza di linee interpretative univoche si creano prassi applicative difformi. Quindi, per garantire prassi certe e uniformi nell’applicazione dei risarcimenti (nota 4), si dovrebbe porre mano alla redazione di tabelle aventi valore nazionale (nota 5) che includano al proprio interno le varie voci di danno e fissino i limiti della risarcibilità, onde poter così adottare modalità di quantificazione (e qualificazione) del risarcimento in modo uniforme a livello nazionale.

Sembra avere seguito questa via il riformatore che nell’atto S. n. 2085 (al momento in fase di trattazione consultiva davanti alla V Commissione Permanente – Bilancio), all’art. 8 sostituisce gli artt. 138 e 139 del codice delle assicurazioni, introducendo la tabella unica nazionale per il risarcimento del danno non patrimoniale per le lesioni di non lieve entità e per quelle di lieve entità conseguenti a sinistri (nota 6). Lo sforzo che si intravvede dietro la riforma di questi due articoli sembra quello di porre fine al disordine interpretativo. Significativo è, difatti, l’incipit del riformato articolo 138 cod. ass. ove si legge: “Al fine di garantire il diritto delle vittime dei sinistri a un pieno risarcimento del danno non patrimoniale effettivamente subito e di razionalizzare i costi gravanti sul sistema assicurativo e sui consumatori”. Altresì degno di nota è il riconoscimento della componente del danno morale da lesione all’integrità fisica che compare nei riformati artt. 138 e 139 (nota 7). La norma affida poi ad un futuro d.P.R. da adottare entro 120 giorni la definizione di una tabella unica valida su tutto il territorio nazionale per il risarcimento delle lesioni all’integrità psico-fisica.

Nella seduta dell’8 giugno 2016, la Commissione permanente Industria, Commercio e Turismo del Senato ha approvato senza modifiche il testo dell’art. 8 del Disegno di legge: agli interpreti non resta che attendere se, e quando, i nostri emicicli parlamentari provvederanno a dar dignità di legge a tale provvedimento.

Avv. Paolo Alessandro Magnani, Studio Legale Magnani (in collaborazione conIntermedia Channel)


(1) Adesiva, tra le ultime, Cass., sez. III, 7 novembre 2014, Ced 633405, secondo la quale resta preclusa la possibilità di un separato ed autonomo risarcimento di specifiche fattispecie di sofferenza patite dalla persona, quali il danno alla vita di relazione e alla vita sessuale, il danno estetico e il danno esistenziale.

(2) In precedenza, in netto contrasto con quanto affermato dalle Sezioni Unite, la III sezione (Cass., sez. III, 9 giugno 2015, Ced 635701) ha affermato che: “Nel caso di lesioni di non lieve entità e, dunque, al di fuori dell’ambito applicativo delle lesioni cd. micro permanenti di cui all’art. 139 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, il danno morale costituisce una voce di pregiudizio non patrimoniale, ricollegabile alla violazione di un interesse costituzionalmente tutelato, da tenere distinta dal danno biologico e dal danno nei suoi aspetti dinamico relazionali presi in considerazione dall’art. 138 del menzionato d.lgs. n. 209 del 2005, con la conseguenza che va risarcito autonomamente, ove provato, senza che ciò comporti alcuna duplicazione risarcitoria”; per altri precedenti cfr. sez. L. 17 dicembre 2014, Ced 633861.

(3) E non, quindi, dell’art. 138 cod. ass.; per una piena estensibilità di quanto affermato dalla Corte costituzionale in relazione all’art. 139 cod. ass. e all’art. 138 cod. ass. cfr. Ponzanelli, “Dolore e vita che cambiano: un nuovo attacco alle tabelle milanesi sul danno non patrimoniale”, in Foro it., 2016, I, c. 2064.

(4) Si deve ricordare che sono state stilate dalla giurisprudenza delle tabelle risarcitorie (c.d. tabelle del Tribunale di Milano) che contemplano una liquidazione unitaria (danno biologico standard e danno morale, con la garanzia di un livello minimo di personalizzazione) e che vengono applicate da tempo su tutto il territorio nazionale, essendo considerate strumento utile per una equa valutazione monetaria del danno subito. La validità di tali tabelle è stata riconosciuta anche dalla Corte di Cassazione nella sentenza del 7 giugno 2011 n. 12408 che ha definito le tabelle elaborate dal Tribunale di Milano come le più congrue, sia per il metodo di calcolo sia per quanto riguarda i valori risarcitori, individuando in esse il parametro di riferimento per il risarcimento alla persona da applicarsi uniformemente sull’intero territorio nazionale onde evitare disparità di trattamento: “poiché l’equità va intesa anche come parità di trattamento, la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona da lesione dell’integrità psico-fisica presuppone l’adozione da parte di tutti i giudici di merito di parametri di valutazione uniformi che, in difetto di previsioni normative (come l’art. 139 del codice delle assicurazioni private, per le lesioni di lieve entità conseguenti alla sola circolazione dei veicoli a motore e dei natanti), vanno individuati in quelli tabellari elaborati presso il tribunale di Milano, da modularsi a seconda delle circostanze del caso concreto”.

(5) Già previste e non ancora attuate dai vigenti artt. 138 e 139 cod. ass.

(6) Si specifica al comma 2 del riformato art. 138 cod. ass. che la tabella dovrà essere redatta sulla base dei criteri di valutazione del danno non patrimoniale elaborati dalla consolidata giurisprudenza di legittimità.

(7) Cfr. art. 138, comma 2, lett. e) e art. 139, comma 3.

FONTE

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